Eventi

SABATO 6 APRILE SEMINARIO GRATUITO SULLA DISBIOSI INTESTINALE E DISIDRATAZIONE.

SABATO 6 APRILE SEMINARIO GRATUITO SULLA DISBIOSI INTESTINALE E DISIDRATAZIONE.

CONDUCE LA DR.SSA SERENA MUMOLO BIOLOGA SPECIALIZZATA IN MICROBIOLOGIA E VIROLOGIA 

Presso lo Studio di Discipline Olistiche Aleph Vico Pedio 10 Brindisi inizio ore 16:00

Solo su prenotazione chiamando al 391.1866962 

 

DISBIOSI INTESTINALE E DISIDRATAZIONE

  1. Cosa si intende per DISBIOSI INTESTINALE? 

Il nostro apparato digerente, ed in modo particolare l’intestino, è colonizzato da moltissimi microrganismi che, nel loro insieme, costituiscono la flora batterica. Se si vanno a spianare le varie pieghe, i villi, i microvilli e le cripte, la superficie della mucosa intestinale equivale a circa 200 m².  Nell’intestino umano albergano circa 400 specie batteriche, sia anaerobiche (bifidobatteri), localizzate principalmente nel colon, che aerobiche (lattobacilli), concentrate in modo particolare nel tenue.

Oltre alla flora batterica, nel nostro intestino sono presenti miceti, clostridi e virus, che, in condizioni di equilibrio, non esercitano alcun effetto patogeno. Il sangue è ricco di batteri e funghi molto più spesso di quanto si creda. Basta osservarlo con l’ analisi di microscopia su sangue a fresco in campo chiaro o scuro.

In condizioni normali, la flora batterica è in perfetta simbiosi con l’organismo.

Ricordiamo che per “simbiosi” (dal greco: vita insieme) s’intende un particolare rapporto di convivenza fra due organismi, da cui entrambi traggono un proprio beneficio.

Nel rapporto simbiotico fra l’organismo umano e la flora intestinale, l’uomo (ospite) fornisce materiale indigerito per il sostentamento dei batteri. In compenso, questi microrganismi (simbionti) svolgono varie funzioni utili all’uomo. 

Quando la flora batterica e l’organismo vivono in perfetta armonia, si parla di eubiosi.

l termine disbiosi identifica una generica alterazione della flora batterica umana; per questo è normalmente seguito da un aggettivo che specifica il distretto corporeo interessato (disbiosi vaginale, disbiosi cutanea, disbiosi orale ecc.). Quando invece si parla semplicemente di disbiosi, si fa in genere riferimento ad un’alterazione della microflora, prevalentemente batterica, che alberga nell’intestino umano, sopratutto in quello crasso (disbiosi intestinale). A tale livello è infatti presente una straordinaria quantità e varietà di microrganismi; basti pensare che in un grammo di feci si rivengono circa 100 miliardi di batteri.

La flora batterica intestinale è una sorta di impronta digitale, dato che varia in maniera più o meno sensibile da individuo ad individuo. Siamo noi stessi, infatti, a selezionare inconsapevolmente le specie batteriche ospitate nell’intestino, in base soprattutto alle caratteristiche della nostra alimentazione. La flora batterica intestinale, infatti, vive perlopiù di residui di cibo inassorbito, ed ogni ceppo batterico ha esigenze nutritive specifiche.

 

I SINTOMI DELLA DISBIOSI

La disbiosi si cela dietro tutta una serie di sintomi a prevalente localizzazione gastrointestinale: 

  • Gonfiori
  • Maldigestione
  • Meteorismo
  • Alitosi
  • Nausea
  • Vomito
  • flatulenza (eccessiva produzione di gas intestinali)
  • disturbi dell’alvo (stitichezza alternata a diarrea, steatorrea ) 
  • infezioni genitali ricorrenti, come la candidosi vaginale
  • disturbi del sonno
  • cambiamenti dell’umore, maggiore suscettibilità alle infezioni e ridotta efficienza fisica
  • stanchezza eccessiva e prolungata.

 

LE CAUSE DELLA DISBIOSI

• Diete poco varie, con poche fibre e molti cibi raffinati (zucchero, glutine, alcool)

• Pasti troppo ricchi e rapidi e scarsa masticazione

• Ritmi di vita irregolari e frenetici, con alterazioni della frequenza e della consistenza dei pasti

• Vita sedentaria e stress psicofisici

  Parassiti

• Abuso di farmaci (analgesici, sonniferi, integratori, antidepressivi, lassativi), spesso utilizzati per ricercare quel senso di salute e benessere che tende a sfuggire a causa del ritmo frenetico imposto dallo stile di vita moderno. Tuttavia, con il passare del tempo, il frequente ricorso a queste sostanze chimiche, che non curano la causa ma ne attenuano semplicemente i sintomi, finisce col peggiorare ulteriormente la situazione, acidificando il ph della matrice (ph tissutale)

• Gli inquinanti contenuti nei cibi (coloranti, solventi, ormoni, pesticidi, antibiotici)

  • fumo
  • breath test
  • coprocoltura
  • pH delle feci 
  • prova dell’indolo nelle urine
  • microscopia in campo chiaro e in campo oscuro su sangue a fresco

 

TIPOLOGIE DI DISBIOSI

  • DISBIOSI PUTREFATTIVA

In questo caso i sintomi della disbiosi sono scatenati da diete eccessivamente ricche di carni e grassi animali, ma povere di fibre; tale condizione può accompagnarsi a stitichezza o ad emissione di feci poco formate ed oleose, con espulsione di gas intestinali di odore particolarmente cattivo (gli aminoacidi derivati dalle proteine maldigerite subiscono un processo di decarbossilazione che produce amine tossiche e maleodoranti, il pH delle feci tende ad aumentare come risultato dell’accresciuta produzione di ammoniaca). Tale condizione è aggravata dalle terapie antibiotiche.

  • DISBIOSI FERMENTATIVA

L’origine dei sintomi va ricercata in una dieta eccessivamente ricca di zuccheri e carboidrati complessi, o in problemi di malassorbimento, sia specifici (intolleranze al lattosio, al saccarosio ecc.) che generalizzati (celiachia, parassitosi ecc.). In questo caso, contrariamente alla disbiosi putrefattiva, l’assunzione di fermenti lattici, probiotici (lattobacilli e bifidobatteri) o di integratori di fibra, non solo non migliora la condizione, ma tende addirittura a peggiorarla; occorre dunque intervenire prima di tutto accertando l’assenza di intolleranze o malattie degli organi digestivi, e in un secondo momento con diete povere di amidi, zuccheri e scorie, affiancate da terapie antibiotiche.

 

 

COSA FARE PER EVITARE LA DISBIOSI?

  • Evitare di mangiare tanto
  • Evitare di mangiare alimenti troppo diversi tutti insieme
  • Bere la giusta qtà di acqua giornaliera
  • Bere estratti di frutta e verdura fresca biologica, senza pesticidi
  • Evitare glutine
  • Evitare zuccheri
  • Evitare alcool
  • Evitare fumo
  • Mangiare frutta e verdura 
  • Effettuare una pulizia del fegato, con Sali alcalini, due volte l’ anno almeno

INTEGRATORI CONSIGLIATI

  • acido butirrico
  • acido caprilico
  • acidi grassi a corta e media catena
  • glutammina
  • probiotici
  • prebiotici
  • alkawater (Redoxphsolutions)
  • FOS
  • Inulina
  • fermenti lattici, simbiotici
  • lattitolo
  • polidestrosio
  • aglio,echinacea
  • idraste ed estratto di semi di pompelmo

 

QUALI SONO LE FUNZIONI DELLA FLORA BATTERICA INTESTINALE?

  • FUNZIONE TROFICA (NUTRIMENTO)

La flora batterica garantisce l’integrità della mucosa intestinale.

I batteri presenti nel nostro intestino fermentano il materiale indigerito, generalmente costituito da polisaccaridi di origine vegetale. In seguito a questa fermentazione, la flora batterica produce degli acidi grassi a catena corta, come l’acido acetico, propionico e butirrico. Queste molecole sono molto importanti per il nostro benessere, poiché rappresentano una fonte energetica per le cellule epiteliali dell’intestino. 

  • FUNZIONE PROTETTIVA CONTRO L’INVASIONE DI BATTERI PATOGENI

La flora batterica potenzia l’effetto barriera della mucosa intestinale, grazie alla funzione trofica citata in precedenza. La popolazione batterica simbionte produce anche sostanze antimicrobiche, grazie alle quali impedisce l’adesione di patogeni all’epitelio intestinale. Tale effetto è potenziato dall’ostacolo fisico che la microflora “amica” esercita occupando i possibili siti di adesione alle pareti dell’intestino. Infine, la flora batterica modula componenti del sistema immunitario intestinale ad azione pro-infiammatoria.

ULTERIORI FUNZIONI

  • Favorisce i processi digestivi e l’assorbimento, mantenendo sana ed efficace la mucosa intestinale;
  • Previene disturbi come colite, diarrea e costipazione;
  • Produce alcune vitamine, in primis la vitamina B12 e la vitamina K;
  • Produce alcuni aminoacidi (arginina, glutammina e cisteina);
  • Interviene nel metabolismo degli acidi biliari e della bilirubina.

 

DISBIOSI: COSA PUÒ ALTERARE LA FLORA BATTERICA INTESTINALE?

 

Quando diminuisce il numero di batteri vantaggiosi, l’equilibrio della microflora batterica si spezza e si parla di disbiosi. In simili condizioni, si assiste ad un’ iperproliferazione di patogeni a livello intestinale. Tali microorganismi sono particolarmente pericolosi, in quanto potenzialmente capaci di colonizzare altre aree corporee, provocando, per esempio, infezioni vaginali, respiratorie e persino dentali.

Con il passare del tempo possono comparire anche patologie intestinali come diverticoli, morbo di Crohn e tumori dell’apparato digerente.

In caso di disbiosi, può verificarsi anche una compromissione della permeabilità intestinale, poiché viene meno la funzione trofica della microflora simbionte. Di conseguenza, possono svilupparsi allergie e malattie autoimmuni. Infatti, a causa dell’alterata permeabilità, determinate molecole possono essere assorbite e riconosciute come estranee dal sistema immunitario, che reagisce scatenando reazioni allergiche o vere e proprie malattie autoimmuni.

Un ulteriore conseguenza negativa della disbiosi è l’assorbimento di vere e proprie sostanze tossiche, nocive soprattutto per il fegato ed il pancreas. La conseguenza di questi processi può essere, nel migliore dei casi, la comparsa di problemi digestivi, ma anche e soprattutto l’insorgenza di stanchezza cronica non imputabile ad altre cause. Infine, la disbiosi aumenta il tempo di stasi del materiale fecale nell’intestino, causando l’alterazione di varie sostanze nutritive. Per esempio, l’alterazione degli aminoacidi può portare alla formazione di amine tossiche (lisina: cadaverina; ornitina: putrescina; triptofano: indolo e scatolo).

In presenza di disbiosi, il trattamento di prima scelta prevede la somministrazione al paziente di probiotici (microrganismi vitali capaci di mantenere o migliorare la flora batterica intestinale). Affinché si possa parlare di probiotici, e non di semplici fermenti lattici, questi microrganismi devono:

  • Essere vivi e biochimicamente attivi;
  • Resistere all’azione dell’acido gastrico e della bile;
  • Aderire all’epitelio intestinale;
  • Produrre sostanze antimicrobiche contro i patogeni;
  • Conservare la loro vitalità all’interno del tubo digerente.
  • Molti dei fermenti lattici contenuti nello yogurt non possiedono tali caratteristiche e non sono, pertanto, in grado di influenzare positivamente la flora batterica intestinale.

Il secondo provvedimento consiste nell’assunzione di prebiotici, cioè di sostanze che arrivano indigerite nel colon, dove sono fermentate dalla flora batterica locale. I metaboliti che si vengono a formare forniscono così elementi nutritivi utili per la crescita delle specie batteriche benefiche.

I prebiotici sono contenuti, anche se in concentrazione limitata, in vari alimenti come: cicoria, carciofo, porri, asparagi, aglio, soia e avena. Nelle preparazioni farmaceutiche contenenti tali sostanze, vengono aggiunti, invece, soprattutto i FOS (frutto-oligosaccaridi) e l’inulina, un polimero del fruttosio.

Infine, per migliorare la vitalità della nostra flora batterica intestinale, è fondamentale evitare il più possibile ogni fonte di stress e adottare un corretto stile di vita, supportato da un’alimentazione equilibrata e ben idratata.

                    

                                                

 

COSA È LA DISIDRATAZIONE

La disidratazione è uno stato patologico che si instaura quando il bilancio idrico, ovvero quantità di acqua assunta meno l’acqua persa, è negativo, cioè l’acqua persa è maggiore di quella assunta.

La disidratazione è pericolosa per svariati motivi:

  • in un corpo disidratato il meccanismo della sudorazione viene bloccato, in modo da risparmiare la poca acqua rimasta nell’organismo. La mancata secrezione di sudore causa un notevole surriscaldamento organico, con ripercussioni negative sul centro termoregolatorio ipotalamico (colpo di calore)
  • in un organismo disidratato si riduce la volemia, per cui il sangue circola meno bene nei vasi, il cuore si affatica e può insorgere, nei casi estremi, il collasso cardiocircolatorio. Inoltre il sangue diventa più denso e il corpo per aiutare il sangue a circolare bene, può alzare la pressione (ipertensione).

 

Sintomi:

  • sete (non sempre presente, specie nell’anziano, e molto spesso non proporzionata al grado di disidratazione)
  • crampi muscolari
  • debolezza generale e stanchezza eccessiva (mentale e fisica)
  • Occhiaie e borse sotto gli occhi
  • calo del peso corporeo
  • diminuzione della diuresi, con urine di colore particolarmente scuro (tipica disidratazione ipertonica)
  • secchezza delle labbra, della pelle e delle mucose
  • aumento della temperatura corporea
  • infossamento dei bulbi oculari
  • Peggioramento della vista
  • aumentata frequenza cardiaca
  • compromissione del sensorio
  • mancanza di lacrime nel pianto 
  • freddezza di mani e piedi

 

Percentuale di peso corporeo perso per disidratazione- Implicazioni fisiologiche

  • 2%                        – Alterazioni della performance
  • 4%                        – Diminuisce la capacità di lavoro muscolare
  • 5%                        – Disturbi gastrointestinali, esaurimento del calore
  • 7%                        – Allucinazioni
  • 10%                      – Collasso circolatorio e infarto cardiaco

 

  • IL BAMBINO E’ PARTICOLARMENTE A RISCHIO DISIDRATAZIONE per la maggior percentuale di acqua corporea e per il suo più veloce turnover. A rischio sono soprattutto i neonati colpiti dalle prime gastroenteriti virali (vedi: influenza intestinale).
  • L’ANZIANO E’ PARTICOLARMENTE A RISCHIO DISIDRATAZIONE in quanto lo stimolo della sete si attenua con l’avanzare dell’età, può esservi il timore di incontinenza urinaria (con minor assunzione di liquidi) o preconcetti errati, e sono anche più frequenti le malattie e le alterazioni organiche e psicologiche predisponenti alla disidratazione.
  • LO SPORTIVO E’ PARTICOLARMENTE A RISCHIO DISIDRATAZIONE per la maggior quantità di sudore prodotta durante l’attività sportiva. Si calcola che nel soggetto impegnato in un’attività fisica sia necessario 1 ml di acqua per ogni caloria spesa.

 

QUANTO E’ NECESSARIO BERE?

Ogni persona è diversa. Dipende dal peso corporeo:

dagli 8 ai 10 bicchieri di acqua al giorno (ognuno di almeno 200-250 cc).

La quota aumenta negli sportivi (non meno di 3 litri al di) e nelle donne in gravidanza (non meno di 3 litri al di).

 

E la mente?

I pensieri e lo stress causano aumento di:

  • batteri (legati al senso di colpa)
  • virus (legati alla paura)
  • funghi, miceti (legati al risentimento)
  • parassiti (legati alla sensazione di essere parassitati, usati, manipolati)

"Poichè tutto è un riflesso della nostra mente, Tutto può essere cambiato dalla nostra mente."

Buddha