La riflessologia plantare attuata nella Struttura Complessa di Radioterapia Oncologica di Perugia, diretta dalla professoressa Cynthia Aristei, aiuta i malati di tumore a mitigare il dolore, sollevare lo stato d’animo, alleviare lo stress fisico ed emotivo.

Diverse sono oggi quelle discipline alternative, naturali, che stanno prendendo sempre più quota, come la riflessologia plantare, l’iridologia, la cromoterapia e molte altre, che si rifanno tutte al mondo della naturopatia. La Naturopatia, è bene sottolineare sin da subito, non cura alcuna malattia, ma di sicuro può essere integrata con la medicina tradizionale per aiutare il malato nel suo percorso di guarigione. A spiegare come e con quali benefici è la riflessologa plantare Ramona Premoto, che tramite l’associazione Aronc (Amici della Radioterapia Oncologica onlus) si occupa di trattare i pazienti di Radioterapia Oncologica dell’ospedale di Perugia.

Dottoressa Premoto, si può sostenere che i pazienti malati di tumore possono trarre giovamento dalla riflessologia plantare?
«Il contatto fisico tramite l’utilizzo del tatto ha un potere immenso sul nostro organismo e sul benessere psicofisico di tutte le persone. La riflessologia plantare è una tecnica basata sulla stimolazione di pianta e dorso del piede sui quali, secondo la tradizione orientale, è tracciata la mappa degli organi interni dell’uomo: esercitando la giusta pressione su determinati punti è possibile influire positivamente su alcune funzioni dell’organismo, alleviando così disturbi o dolori, come stipsi, cefalea, nausea e contribuendo al processo di recupero dell’energia vitale».

D’accordo nel tenere distinte medicina naturale e medicina tradizionale, diverse in tutto, con differenze sostanziali, ma con un solo obiettivo?
«Sì, sono due discipline che si affiancano. L’approccio olistico considera l’individuo nella sua totalità e non solo il suo malessere, scoprendo le cause del disturbo e non il sintomo stesso. Il naturopata non effettua diagnosi e non prescrive cure, la sua è un’indagine di tipo energetico che va ad affiancare la medicina allopatica. Per il naturopata è essenziale non considerare l’uomo come un insieme di parti che vivono indipendenti, ma l’unione di corpo-mente-anima. Va poi precisato che la nostra pratica non ha lo scopo di curare la malattia, ma di occuparsi dell’individuo in modo responsabile, educandolo alla cultura del benessere, verso un percorso di prevenzione. L’obiettivo è sempre la salute della persona».

Nello specifico quali sono i benefici?
«In ospedale si accomodano sul lettino malati oncologici che seguono il protocollo tradizionale di radioterapia e a volte di chemioterapia e che durante le sedute possono riscontrare benefici a livello fisico e psicologico. I trattamenti contribuiscono a mitigare il dolore, sollevare lo stato d’animo, alleviare lo stress fisico ed emotivo. Per queste ragioni questo trattamento permette al paziente di recuperare le proprie energie sin da subito. La medicina naturale può essere una valida stampella della medicina tradizionale, non vuole essere sostitutiva, ma di sicuro riesce ad affiancarsi a quella tradizionale. La malattia – come diceva il dottor Edward Bach – non è una “punizione” venuta dall’alto, mandata da chissà quale divinità, la malattia è un correttivo: è l’unico strumento che il corpo ha per dirci che non stiamo seguendo il nostro progetto originario. Quando quei riverberi di ciò che non è più in equilibrio iniziano a manifestarsi vuol dire che stiamo esagerando in qualcosa, è proprio allora che il nostro corpo ci ferma per farci capire dove ci troviamo e prendere coscienza di dove stiamo andando e del nostro potenziale».

Una branca della naturopatia è la riflessologia plantare integrata, perché ha scelto proprio questa specializzazione?
«I piedi mi hanno sempre affascinato, sin da piccola da quando ho iniziato a fare danza classica. Per me rappresentano un piccolo strumento perfetto del corpo umano: ci permettono di camminare, di saltare, di correre, di ballare, ma anche di fermarci e prendere fiato. Il corpo in generale è già in sé perfetto, dovremmo avere cura di preservare la sua naturale armonia. Riportare il corpo a trovare la stabilità perduta, partendo appunto dai piedi, è uno degli obiettivi della riflessologia plantare».

Come si svolge una seduta?
«Ciascuno di noi ha dentro di sé tutti gli strumenti per ritrovare l’equilibrio perso e la riflessologia è uno strumento capace di stimolare i processi di autoguarigione. Ecco perché durante la seduta il primo step è quello di creare da subito empatia tra operatore e cliente, in modo da poter instaurare un rapporto di fiducia. Basta ricordare che i piedi sono una parte intima del nostro corpo, la parte più nascosta, che tendiamo a coprire di più, forse perché a livello inconscio la riteniamo un mondo da proteggere. La persona che sceglie di fare una seduta di riflessologia plantare concede un’ora a se stessa, durante la quale cerca di staccare la mente; si lavora con la respirazione di pancia mentre io tratto i piedi, e la persona resta nel “qui e ora”. Sotto la pianta del piede e sul dorso abbiamo oltre 7mila terminazioni nervose che riescono a colloquiare direttamente con alcune parti del cervello adibite al controllo di organi o sistemi che a loro volta stimolano le corrispondenti e corrette funzioni dell’organismo. È come se la riflessologia ricordasse al cervello di prendersi cura di ciò che per un momento ha messo da parte. Ciò che i miei studi mi hanno insegnato è che vive sempre un’emozione dietro ad ogni patologia, se c’è qualcosa che non ho risolto con me allora a lungo andare il mio equilibrio psicofisico verrà a mancare e andrà a “disturbare” un organo. Se capisco che sto esagerando allora è bene fermarsi e lavorare sulle emozioni inespresse, quelle più scomode».

La mappa plantare
La mappa plantare

Partendo dal presupposto che sta dietro alla riflessologia, per cui stimolando i cosiddetti punti riflessi del piede si può agire sugli organi corrispondenti in altre parti del corpo, quali sono i “messaggi inascoltati” che il nostro corpo cerca di comunicarci?
«Rabbia, rancore e risentimento sono le emozioni più pericolose, da evitare accuratamente, perché nel tempo vanno a disturbare il fegato e lo stomaco e possono portare ulcere, gastrite, coliche. La paura invece in Medicina tradizionale cinese è collegata all’elemento acqua e va dunque a colpire i nostri reni. Attraverso la respirazione invece portiamo dentro di noi un piccolo pezzo di mondo, se inspiriamo aria ma non abbiamo fiducia nei rapporti che intessiamo lì fuori, allora i polmoni cominciano a fare i capricci, da qui l’asma. Chi di noi invece non ha mai avuto problemi di cervicale? Quando si ‘arrabbia’ una vertebra chiamata Atlante vuol dire che forse abbiamo sostenuto per troppo tempo l’intero peso del mondo sulle spalle e che è arrivato il momento di mollare un po’».

Cosa ci fa più paura?
«Viviamo un momento di profonda incertezza. Guardiamo costantemente al passato rifuggendo i suoi schemi e ci proiettiamo verso il futuro con paura, perché non ci garantisce stabilità, ed è sempre più difficile instaurare rapporti con l’esterno perché non ci si fida più di nessuno. Una buona pratica? Vivere sereni l’adesso».

Lei ha detto che occorre “riappropriarsi del tempo e ritornare con i piedi per terra”, come?
«È necessario vivere la vita giorno per giorno. Ognuno di noi deve ritrovare il proprio ‘modo di ritornare a casa’, ovvero di ritornare dentro se stesso, che altro non è che un modo per cercare di ascoltarsi. Dove stiamo andando? Bisogna riappropriarsi di mente, corpo e spirito che tradotto significa dove io voglio andare. E infine un monito: accertatevi che chiunque vi proponga un trattamento di medicina naturale abbia maturato un buon percorso professionale e non il corso del weekend».